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Orizzonti di un passato infinito

Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2011, che sarà dedicata al cinema italiano di ricerca anni ’60-’70, e che quest’anno vuole legarsi idealmente a uno dei segnali forti di novità delle recenti edizioni della Mostra di Venezia: la riformulazione di Orizzonti.Curata da Enrico Magrelli, Domenico Monetti e Luca Pallanch, la retrospettiva Orizzonti 1961-1978 è realizzata dalla Biennale in coproduzione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale.’La retrospettiva di quest’anno – ha dichiarato il Direttore Marco Mueller – ancorata alla sezione Orizzonti e alla sua idea di un cinema aperto e liquido che interroga se stesso come dispositivo linguistico, come tecnica capace di scandagliare e sollecitare la realtà e come forma d’arte che vuole dialogare, con feconda disinvoltura, con le altre forme d’arte, è un contributo alla ricostruzione storica dello sguardo contemporaneo’.Nuove realtà si precisano all’orizzonte dell’universo cinematografico e, spesso, sfuggono a qualsiasi catalogazione: dalla durata (in)finita di I bambini di Golzow a brevissimi frammenti ‘rapiti’ da Youtube o Myspace.

Se Anna è un opera di approdo e, al contempo,una riflessione pioneristica dal punto di vista tecnico (anche perché il video consentiva di controllare in modo immediato e totale il materiale girato) i film brevi di Romano Scavolini e Mario Schifano sono il territorio seminale nel quale i due autori-artisti matureranno tecniche e poetiche per i loro lungometraggi a venire.Il primo, sperimentando sull’immagine, contaminandola di fotografie, illustrazioni, fumetti, usando l’esposizione multipla, o passando dal positivo al negativo, ricorrendo ad un montaggio rapido con uso frequente dello zoom per descrivere temi e ossessioni a lui care: il ricordo doloroso della guerra, la solitudine, il rapporto uomo/donna.

Le imprese di uno dei più innovativi gruppi artistici sorti a cavallo del ’68, il Laboratorio ’70, poi Gruppo di via Brunetti, formato da Marcello Grottesi, Paolo Matteucci e Gianfranco Notargiacomo e per un periodo dal geniale Gino De Dominicis, sono immortalate dal fotografo e documentarista Mario Carbone in Zoomm, Track!: la ghigliottina trasportata a piazza del Popolo preannunciata dal rullo del tamburo: la rivoluzione è in atto; con i capelli tinti di rosso in sella a un tridem (bicicletta a tre posti), gesto narrato da Pasquale Squitieri sulle pagine di «Paese Sera»: ‘In Tridem a colori’; il colore rosso all’anilina versato nella fontana di piazza del Popolo (gesto copiato in tempi più recenti).Spesso il documentario ha rappresentato la forma ideale per liberarsi da qualsiasi gabbia funzionale narrativa.

Autore a dir poco marginale, scivolato alla deriva di un cinema italiano sintonizzato su altre dimensioni narrative e spettacolari, qui anche attore di se stesso, al servizio di un dolente testo di Thomas Stearns Eliot, letto, interpretato, manipolato dalla voce di Bene, il cui accento anticipa quello di Volonté in Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto e ben si sposa con le distorsioni sonore prodotte da Berio.Hermitage è un cortometraggio diretto da Carmelo Bene che prende il titolo dall’albergo in cui è stato girato (suite 805 dell’Hotel Hermitage).

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July 23, 2011 - Posted by | Uncategorized | ,

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